Marta lo guardò attraversare la strada. La curvatura delle spalle, le lunghe gambe scattanti, i capelli spettinati, tutto le era familiare. Tutto le era estraneo. Si chiese quante volte le sue mani avevano percorso quel corpo, i suoi occhi ne avevano scandagliato i più remoti pensieri, alla ricerca di emozioni, paure, amore. Amore. Era stato amore? O piuttosto passione, un incontro di solitudini e di vite contromano nell’attesa dell’inevitabile schianto? Lo guardava camminare spedito, sul viso quell’aria da guappo, così in contrasto con il rigore della sua morale, con la sua età. Portava un maglione blu. Pensò che non lo aveva mai visto con un maglione. Era d’estate, allora. Aveva nostalgia del profumo della sua pelle, a volte, adesso le sembrava quasi di sentirlo, nonostante lui fosse distante. Ricordò all’improvviso quanto lui la facesse sentire bellissima, il brivido del suo sguardo che indugiava sul suo corpo, l’amore caldo, avvolgente.
E poi ricordò anche il resto, il silenzio, l’incapacità di tradurre in parole i pensieri, in azioni l’amore, in attenzioni l’affetto. L’incapacità di esserci, di possedere, di lottare.
Ma di chi? Ma per cosa? Marta pensò che nessuno di loro l’aveva mai saputo.
Lei era scivolata via senza che lui nemmeno provasse a fermarla.
Marta pensava tutto questo nell’esatto momento in cui lui sollevò lo sguardo. Le sorrise, le tese la mano. Non disse nulla.
Marta si sentì bellissima.
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Unafacciainprestito il 1/11/2011 alle 21:9 | |